martedì, 06 maggio 2008

last.f***

Ammesso che a qualcuno gliene freghi qualcosa, da pochi giorni ho aperto un allegro account su Last.fm, in ovvia coincidenza con il superamento della moda di questo curioso gingillo che si impianta nel tuo HD come una piattola e da lì permette agli altri utenti (e non) di vedere che musica ascolti. Che musica ascolti mentre sei online, ovviamente. Mi è utile soprattutto l'opzione della mappatura selvaggia dei concerti, a Bologna ultimamente non c'è quasi più nulla e così i pochi appuntamenti buoni uno rischia di dimenticarseli. Tanto più se è in là con gli anni.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 16:39 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 06 maggio 2008

Questa è l'era della definitiva guerra tra poveri. Siamo allo stadio immediatamente successivo della jungla del tutti-contro-tutti. Lo sospettavo da tempo, ma ho tratto piena conferma di ciò vedendo uno di quei pachindiani dai maglioni tristi e l'aria gentile da maggiordomi che va in giro la notte a (provare a) vendere le rose ai vari epigoni dei fidanzatini di Peynet. A furia di scuse accampate (no, guarda, ci stiamo lasciando vince il Pathetical Contest) e dinieghi ricevuti chiunque si sarebbe rassegnato alla propria futilità e avrebbe preso su tutto ciò che sarebbe venuto, anche due innamorati non troppo convinti o non troppo innamorati. Poi nelle sue vicinanze c'era una coppia omosessuale che si teneva mano nella mano, e il pachindiano proprio non ce la faceva ad andare lì ed offrir loro la mercanzia. S'è bloccato ed inceppato come un vecchio motore che sale per una salita troppo ripida per il proprio hardware. Errore di sistema.

.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 01:06 | Permalink | commenti (1)
categoria:
mercoledì, 30 aprile 2008

25

E poi arriva il tuo compleanno. Essì, signò, so' cose che capitano.

Con queste date del cazzo funziona così, una serata da esterno notte di birre e cocktail e chiacchiere, torni a casa, una volta tanto ti addormenti subito e non dopo mezz'ora almeno di esercizi ginnici sul materasso, il giorno dopo ti svegli con calma e - bum - ti trovi più vicino ai 30 che ai 20. Simpatico come un'ispezione anale. Di colpo finisci in coda all'ingresso di un tunnel alla fine del quale sarai un personaggio secondario di un film di Muccino I. Sad but true, man, sad but true. Credo che mi ammazzerò ingerendo la prima ciocca di capelli che troverò caduta sul cuscino.

Sono nato giusto in tempo per pranzo, verso le undici e mezza del mattino. Un orario pericolosamente vicino a quello in cui adesso mi alzo dal letto. Ma lo faccio per chiudere il cerchio, eh? Però che noia, perdio: avere 24 anni era così bello, così ultimi-fuochi-al-largo-di-Montego Beach, l'unico suo difetto era di non essere un numero dispari bastiancontrario. Ma 25 fa proprio merda. Con lui non puoi fare giochetti, c'è odore di responsabilità (respiro aria di aspettativa, come dice il Marsellus Wallace della Telecom) e di gioco che si fa duro. Facciamo 24 + 1, allora. E al prossimo 30 aprile che sia 24 + 2.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 16:09 | Permalink | commenti (6)
categoria:
venerdì, 25 aprile 2008

opposta fazione: tu espiri, io non sento

Ah, quant'è dolce il sapore della leggenda metropolitana che si smonta. C'è una realtà sotto i nostri occhi, ma bisogna guardare dietro, nel ripostiglio delle scope, per comprenderla appieno.

Prendiamo la legge Sirchia, quella che due legislature fa riuscì nell'impresa di abolire il fumo non solo nei locali pubblici ma anche in quelli privati. Grosso entusiasmo delle mamme: “evvai, così i nostri ragazzi non tornano più a casa coi vestiti pregni di fumo impestandola di questi odori da nausea”. Grandissimo entusiasmo dei ragazzi: “evvai, così non dobbiamo più spiegare alle nostre mamme che, nooooooo, non è che puzziamo di fumo perchè fumiamo ma semplicemente siamo stati al bar per tanto, troppo tempo”. Le nostre vite sono davvero migliorate, sì, per due straccetti che non odorano più di nicotina ma del sudore degli altri avventori del locale e per dei polmoni non più costretti a sorbirsi il fumo altrui ma in compenso allenati da tempo a digerire lo smog urbano. Tutto ok, finalmente una legge utile e unanimemente apprezzata. Vissero tutti felici e contenti.

C'è però, per l'appunto, il retro della vicenda. Che prende forma in tutti quegli eserciti di fumatori (o imboscati, tipo il sottoscritto) che escono dal locale per la pausa sigarettina. La leggenda narra che quella della sigarettina sia una felicissima occasione per conoscere nuovi esponenti dell'altro sesso, insomma per abbordare. Ecco, per coloro che prima non scopavano quindi lo stracazzo di Cupido della situazione sarebbe questo vegliardo qui, che lancia stecche di occhiali e programmi in ventidue passi per smettere di fumare invece che frecce infuocate di passione. Non so voi, ma io non voglio vivere in un mondo in cui tra una decina d'anni nei loro temi i bambini delle elementari risponderanno alla classica questione scrivendo che i genitori si sono conosciuti grazie a Girolamo Sirchia, che senza il fatale intervento del solerte ministro “loro se ne sarebbero rimasti ognuno al proprio tavolo e io non sarei qui col mio stupido grembiulino blu indosso e le dita sporche di pongo”. E la maestra lì pronta a chiedergli com'è che poi si sono separati. 

Ma a parte le stronzate di stupida socialità, la cosa che non si sopporta più è che non si può più andare in giro, fare due passi e due chiacchiere con amici o addirittura con una ragazza (perché sì c'è gente che nun c'ha bisogno del Sigarettina Moment) che passando davanti ai vari locali sei subito invaso dalle chiacchiere di questi beduini che stazionano all'esterno per fumare. E intanto parlano, parlano di loro stessi cercando di allontanare l'aura di sfiga nella quale sono intrappolati come insetti in una ragnatela. Ma è una cosa terribile, uno scandalo: possibile che io cittadino che paga le tasse non possa vivere al 100% la bellezza di un momento e di una città senza venire invaso da accenti forti di mezza Italia e da gente che comizia in maniera wannabe brillante sul voto utile al Senato in Toscana o sulla propria situazione universitaria, sulla simbologia mimica di Chaplin quando non sulla conformazione socio-economica di Civitanova Marche (MC), su “ah, l'altra sera ho rivisto la mia ex e senti cosa ho fatto per farla ingelosire” oppure sulle possibilità del Bologna di salire in A? Ma basta, seppellitevi.

Avrò i bronchi liberi dalle famigerate incrostazioni di nicotina e pertanto pronti a sostenermi per altri settant'anni di vita di merda, ma in compenso ho ascoltato tali dabbenaggini da farmi sciogliere tutto il cerume nelle orecchie e provocarmi serie patologie schizofreniche. Non penso d'averci guadagnato, nello scambio. Cioè, io ancora mi sogno la notte la voce di quella tipa mentre stava rivelando all'amica il luogo magico e incontaminato ove si è fatta il piercing. Mi sembra quindi necessario indirizzare un appello al prossimo ministro della Sanità, chiunque esso sia (si fa il nome del forzista ciellino Lupi, sulla salute delle persone santaromanachiesa tanto per cambiare vuole avere l'ultima parola): se proprio non si può tornare all'antico, a quegli androni tanto tossici quando affascinanti all'interno dei quali non riuscivi a distinguere il volto dell'oste, obblighiamo ogni locale a costruire un bunker sotterraneo adibito a sala fumatori, così i loro discorsi se ne stanno lontani da noi che passiamo. Penso che andrebbe bene anche a quelli della sigarettina, in un luogo chiuso è più facile fare conoscenza.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 02:19 | Permalink | commenti (3)
categoria:
venerdì, 25 aprile 2008

current mood

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 01:33 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 17 aprile 2008

territorial pissings - ovvero agile prontuario per pisciare in giro per bologna (5)

Uno dei possibili itinerari notturni dell'alcolista residente a Bologna, come abbiamo spiegato nelle quattro precedenti puntate, trova nel Pratello il suo punto di approdo definitivo. Più nel dettaglio è così che funziona la viacrucis: ritrovo in zona universitaria (intervallo: svariate bevute), risalita lungo via Zamboni (nel mentre: bevute portate appresso), transumanza davanti alle Torri (fermiamoci un attimo, c'è quello lì che conosco e può offrirci da bere), Pratello (svacco, sipario).

Il Pratello è una viuzza spettacolare e storicamente infissa nel cuore di ogni fuorisede quanto un palo di frassino in quello di Dracula, un luogo pieno zeppo di situazioni e di potenzialità di socializzazione. Va detto che si è recentemente spopolato di avventori e vita notturna per via di quei bizzarri e spesso enigmatici flussi stagionali modaioli che ahimè si verificano anche nelle dinamiche di noi morti di fame: in soldoni, adesso a Bologna la gente preferisce fare notte altrove (già, ma dove?), comunque il Pratéééééél fa sempre la sua porca figura. Ovviamente l'elettore tipo dei DS residente in zona si è già premurato di scrivere lettere ai giornali locali per dare il merito del suo ritorno al sonno indisturbato a Willer Cofferati (aka la legge ad ovest del Reno), che dopo i baroni delle facoltà, i lavavetri ai semafori, la difterite, i commercianti del centro, i Visigoti e il mostro di quella cagata di Cloverfield ha sconfitto anche 'sti alcolizzati privi di rispetto (ma va?) e gli schiamazzi notturni. Vabbè, questo per dare un quadro della situazione.

Per svuotare le proprie vesciche e magari anche per farsi qualche giro di mistura, la redazione de La Situazione Bonnie consiglia invece il bar che fa angolo con via Pietralata. In più di tre anni di frequentazione non abbiamo ancora capito come si chiami, per tutti è il bar che fa angolo con via Pietralata. Questo perchè, tenetevi forte per la clamorosa rivelazione, questo bar fa angolo con via Pietralata. Si tratta del classico baretto bolognese a una sala, molto raccolto e sfidante la legge di trasmigrazione dei corpi quando pieno, dai cocktail corti, gestori dai capelli lunghi e fumettini che non fanno ridere di Zap&Ida affissi in ogni dove. La latrina sta in fondo affianco agli immancabili sgabelli, regno inespugnabile di chi si appende lì per tentare un approccio con chi aspetta fuori il proprio turno (ma go get a life, perdio).

Il bagno è infatti bisex e in più non presenta una saletta interna per la coda, quindi dato che viene consumata tra racconti di motoraduni, considerazioni sulle novità metal (sì, mi piacciono gli ossimori, e allora?) più succose e confronti delle proprie esperienze amorose di ragazze al primo anno fuori corso di Lettere l'attesa può diventare particolarmente snervante. Esaurita l'anticamera, ci si trova subito inseriti in uno spazio interno tanto esteso da permettere alla tazzona extrasize utilizzabile anche dai portatori di handicap di fare la figura del trono reale, evenienza che studi scientifici hanno certificato condurre nell'84% dei casi all'accumulo spropositato di cartigienica e fazzoletti nei dintorni del cesso (chissà perché). Grande la finestra che garantisce adeguata aerazione su via Pietralata. Come in tutti questi tipi di gabinetti, il lavandino giace di fronte alla tazza: ottimo per l'igiene intimo, meno per le suole delle vostre scarpe che devono beccarsi tutta quella poltiglia nerastra che si accumula sul pavimento in prossimità più o meno del terzo cliente. Non ricordiamo se c'è un asciugatore di mani e come potrete intuire dal fatto che si tratta di un momento già molto avviato della serata ce ne può importare come dell'ultimo film di Silvio Soldini.

Quello del bar che fa angolo con via Pietralata è quindi un bagno ruspante ed agile, senza troppi fronzoli. L'ideale per sostare un momento a prendere (e far prendere) fiato, e poi ricominciare, ricominciare, ricominc... (rumore sordo di corpo che cade).

.

.

Puntate precedenti: 1 - 2 - 3 - 4

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 20:06 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 16 aprile 2008

(riassunto delle puntate precedenti: 1 - 23 - 4 - 5)

.

.

L'autentico vincitore morale delle elezioni politiche 2008 è l'omino dai canuti baffi di cui vedete l'immagine. No, non è il cantante di quei Gogol Bordello che proprio nel crepuscolare lunedì sera elettorale ci hanno allietato con la loro macedonia di casino globale: si chiamava Francesco Crispi (1819-1901) e nel prendere nota della composizione delle nuove camere percepirà tutto questo come un risarcimento postumo. Molto postumo. Dopo essersi unito in gioventù a formazioni mazziniane ed aver supportato logisticamente sul territorio della natia Sicilia lo sbarco dei Mille garibaldini, il non più giovane Crispi riuscì a farsi largo nell'asfittica politica romana del tempo sino a giungere a guidare il governo in due occasioni sul finir del secolo, ormai assorbito pienamente nel sistema monarchico-notabilare dei primi decenni post-unità italiana. Talmente tanto assorbito che, oltre che per le disgraziate imprese coloniali in terra d'Africa, Crispi viene ricordato per la pervicace ostinazione nel reprimere tramite forze di polizia le formazioni anti-sistema dell'estrema sinistra e i sindacati, che stavano prendendo piede tentando di intercettare i cambiamenti di un paese che da rurale ed agricolo si stava facendo - seppur timidamente - urbanizzato ed industriale. Arresti, divieti, scioglimenti di partiti, insomma durissimo autoritarismo mentre in altri paesi europei già ci si era rassegnati a subire una qualche forma di rappresentanza di sinistra. Celeberrima la qualifica di fuorilegge del Partito Socialista, che era riuscito ad eleggere il suo primo deputato nel 1882. Con lo scioglimento dei socialisti siamo nel 1894, poi arriveranno i colpi di cannone del pluridecorato generale Bava Beccaris sulla folla milanese scioperante, solo con l'inizio del nuovo secolo e archiviata la stagione di Crispi si verificheranno le prime aperture e i primi riconoscimenti di legittimità da parte di Lungimiranza Giolitti. La falce e il martello sono simboli che arriveranno nel Belpaese più tardi, a manganelli già sguainati e fieri del loro stridore e a camicie nere belle stirate.

Tutto quel furente potere reazionario al servizio di un sogno: un parlamento libero dagli sporchi, brutti e cattivi di sinistra. Non ci riuscì, Crispi, perché commise qualche errore strategico di troppo. Avrebbe dovuto prendere qualche motto carismatico di Bismarck, copiarlo di sana pianta in un italiano casareccio e farci dei bei manifestini o tipo quegli odiosi cartelli che durante le primarie americane si vedono ondeggiare dietro il palco sul quale parla il candidato, girare le 110 provincie dello stivale promettendo una nuova stagione libera dai veti e dai ricatti incrociati, assoldare qualche star del cinema per darsi un tono anche se ai tempi di Crispi i fratelli Lumiere non avevano ancora visto la luce della propria creatura né dato il nome a un benemerito cinema bolognese, associare alla propria figura e a quella del parlamento (e della monarchia) che egli rappresentava la qualifica di utile, affittare un loft in zona fichetta del centro di Roma, chiudere i comizi cantando l'inno con la mano al cuore. Eh, vecchio mio, se volevi passare alla storia dovevi prendere appunti. Troppo tardi, ora c'è chi ha fatto tesoro di queste mancanze e ha completato il capolavoro in cinque mesi di follia talmente ordinaria da sembrare fatta apposta, cinque mesi nei quali si è passati alla velocità del suono dalla prospettiva di una Finanziaria in parte redistributiva ed alleviatrice e timidamente di sinistra alla blindatura per chissà quanto tempo di un blocco partitico-sociale che se due anni fa mi aveva sconfortato per il suo non-morire-mai adesso fa davvero paura. Clap clap clap.

Siamo tornati più o meno lì, all'Andrea Costa eletto alla camera nel 1882. Adesso nello stesso paese in cui il PCI pigliava regolarmente il 30-35% il deputato più di sinistra si chiama Massimo D'Alema. Parentesi fascista esclusa, è quindi da 126 (prendere fiato e ripetere: centoventisei) anni che nel parlamento italiano non entrano partiti politici che fanno non dico del cambiamentoanche solo della semplice critica di una società sempre più di merda. Guardate lì nell'emiciclo, non ce ne saranno perché per sua stessa ammissione il PD non fa progetti di cambiamento ma solo di gestione delle tensioni opposte che si producono nella società, un proposito che lo avvicina più al mondo degli avvocati divorzisti che non a quello della politica. Resta Di Pietro, che è tanto buono e caro ma fondamentalmente è uomo da destra di una volta e ha la sinistra tendenza a portare in Parlamento figuri che alla prima occasione saltano come quaglie. L'unica cosa buona è che finalmente Cossiga ed Andreotti possono ora crepare in santa ed allegra pace, il loro compito storico è fatto e per completarlo stavolta non c'è stato bisogno di mettere le bombe sui treni. Mettiamola così, vent'anni di rimbecillimento mediatico berlusconiano ha salvato la vita di qualche pendolare ferroviario.

I diritti civili di questo paese quindi chiedono ora protezione estrema alle mani della selezione di figurine All Stars assoldate dal ct Uolter (ma quanto era patetico e intrinsecamente la migliore metafora dell'inseguire B. sul suo stesso terreno di commistione tra politica e pallone quel paragone con l'Italia mondiale del 1982?) allo scopo di attrarre i voti degli indecisi e dei moderati di destra. Solo che, come fanno regolarmente dalla discesa in campo di Berlusconi e in particolare in tempi recenti, i moderati di destra - ammesso che esistano in Italia: ma voi li vedete, li incontrate questi qui nei bar sui posti di lavoro o sui treni? - hanno salutato con l'avambraccio destro. Ed adesso voglio vedere come voterà la figurina del generale omofobo quando sarà ora di confermare il rifinanziamento di qualche delirante missione militare, oppure come voterà la figurina del giovane rampollo mezzo industriale mezzo finanziere quando sarà ora di regalare altri incentivi alle imprese e magari inserire i dazi doganali, e anche come voterà la figurina dell'appartenente al mondo delle partite Iva del Veneto quando sarà ora di distruggere il lavoro sull'evasione fiscale compiuto dal governo Prodi, ma voglio vedere anche come voteranno la figurina del conduttore di programmi del servizio pubblico eterodiretti dalla Cei e le figurine della pattuglia di bigotti (perchè, NO, non c'è solo la Binetti: sono talmente tanti che c'è da stare attenti a non confondersi coi doppioni) quando sarà ora di finanziare lautamente gli istituti scolastici privati e magari mettere giù due allegri paletti alla 194, poi sarà interessante vedere pure cosa voteranno le figurine dei prefetti e dei tutori dell'ordine quando sarà ora di inasprire le sanzioni per il consumo di qualunque tipo di sostanza stupefacente o votare provvedimenti di ordine pubblico (qualcuno ha detto Bolzaneto?), per non parlare del voto della figurina del giuslavorista editorialista del Corriere della Sera e difensore a tempo perso della cosiddetta l.Biagi quando sarà ora di rendere il lavoro ancora più precario e a termine, infine c'è anche da seguire cosa voterà la figurina delle giovani donne sciape sciape del genere tipo Madia o la mia concittadina Maria Paola quando sarà ora di votare, quando sarà ora di votare, quando sarà ora di votare.. in pratica ad ogni votazione, essendo delle incapaci raccomandate.

Liquidare completamente la sinistra in una congiuntura storico-economica durante la quale nessuno ha più speranza nel futuro, una generazione nemmeno spera più di raggiungere il livello di sicurezza sociale di quella prima, le fasce più deboli (e non solo quelle) della popolazione sono vittime di un depauperamento pazzesco (ma essendo imbecilli si indebitano per acquistare l'ultimo modello di telefonia mobile) e andrebbe rilanciato un sistema di welfare più di sinistra, ovvero più giusto ed equo e senza sprechi che non hanno più ragione di esistere? Yes, we can (con un bell'aiuto da parte della bollitissima nomenklatura della sinistraarcobaleno, che la politica è come la norcineria e non si butta via niente).

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 02:34 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 08 aprile 2008

senatur medley

Jurij!!
spara jurij spara
spera jurij spera
spara jurij spara jurij spera
spara jurij spara
spera jurij spera
spara jurij spara jurij spera
felicitazioni

.

.

Io sto bene io sto male io non so dove stare
Io sto bene io sto male io non so cosa fare

Non studio non lavoro non guardo la tivù
Non vado al cinema non faccio sport
Non studio non lavoro non guardo la tivù
Non vado al cinema non faccio sport

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 16:10 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 07 aprile 2008
Eppoi arrivano i Tunas e di colpo ti ritrovi immerso nell'atmosfera di un'assemblea di scuola superiore, di quelle che si fanno a primavera quando la bella stagione inizia e si azzera quel poco di voglia di stare chiusi dentro un edificio a parlare dei massimi sistemi mondiali o di andare al cinema. Sì, proprio una di quelle durante le quali suonano dal vivo i gruppi della scuola, smandrappati e pericolosamente vicini ai confini dell'Impresentabilità ma generosissimi. C'era sempre ed ovunque, in mezzo a consorzi che nascono e muoiono avendo delle settimane quale proprio orizzonte temporale massimo, il gruppetto di relativa fama, quello che suona meglio degli altri ed è già sulla bocca di molti e ha già delle proto-groupies di poco più piccole che li seguono e cantano i testi e qualcuno viene all'assemblea anche dalle altre scuole appositamente per ascoltare loro e chissà, magari un giorno varcherà gli angusti confini cittadini e riuscirà ad imporsi anche là fuori. In genere non succede mai.

Ecco, per molti aspetti i Tunas riportano alla mente quei momenti di basso Medioevo dell'adolescenza che abbiamo tutti vissuto, ma di diverso c'è che sono una cosa maledettamente seria. Spulciando nelle loro biografie, si scopre che qualche Tuna si è conosciuto frequentando un liceo artistico bolognese, e direte che siamo a cavallo, ma nonostante mostrino un'estetica e un quadro d'insieme tendenti al cazzonismo/demenzialità da scolaresca (qualcuno ha detto Skiantos in versione da braga corta? beh, è limitativo) la musica che suonano è tutto tranne che superficiale. Sono infatti molto legati agli anni '60, ma quelli del garage e del soul piuttosto che della psichedelia: una scelta di minoranza che li porta ad avere un impatto tosto, punkeggiante nel senso di diretto e grezzotto. Sembrano tipo dei mod coi pantaloni corti.

Quando attaccano col primo pezzo l'onda sonora è subito notevole. Ammazza, ahò. Il cantante, chiamato Frabbo dalle prime file di conoscenti temo in ossequio a questa consuetudine tutta bolognese di ricavare soprannomi troncando il cognome, è uno scatenato barilotto che indossa una camicia a quadretti dai crismi della totale improponibilità, ci ha un caschetto d'annatissima e da giù come un pazzo pure con la chitarra. Mito istantaneo. Uno che pare proprio ancora alle prese con le giustificazioni da far firmare dai genitori è l'altro chitarrista, che aiuta ai cori. Il bassista è il più punk di tutti ed è il perno vestito di nero sul quale poggiano gli altri, compreso un batterista puntuale ed incisivo. L'elemento di novità subentra tipo dal terzo o quarto pezzo, quando una ragazza slanciata (l'angelo si chiama Erica ed è a tutti gli effetti un membro del gruppo, in qualità di non-stop dancer) sale su e si mette a ballare al centro del palco. La signorina appartiene alla categoria di quelle tipe che emanano un fascino pazzesco in aggiunta al semplice (e banale, diciamocelo) lato estetico, poi cazzo non toglie né distrae proprio nulla dall'esibizione dei suoi compagni d'armi ed anzi è molto brava e segue alla grande le linee sconnesse del garage-punk dei Tunas. Quel che mi chiedo è se lei stia lì a ballare anche quando registrano in studio.

Le canzoncine tra Kinks, Dirtbombs senza voce negra, Ramones e qualcos'altro che purtroppo le mie orecchie non hanno mai vissuto non durano tantissimo, molte hanno un tiro micidiale (you knooow youuuuuu shouuuuuuld), ce n'è una fantastica che è uno sberleffo d'autore contro i famigerati indie kids (indie kids / suck my dick), tutti noi facciamo a gara a seguire le mosse di Erica o a star dietro ai dribbling alla Cassano dei vocalizzi di Frabbo, leader spirituale molto credibile e trascinante. Il tutto per più o meno tre quarti d'ora di concerto. E la cosa splendida è che, alla fine del loro live, i Tunas non se ne vanno via e nemmeno si rifugiano su nei camerini ma restano ai piedi del palco a seguire il gruppo successivo. Sono i migliori di tutti, hanno inventiva e un'energia pazzesca, giocano con echi lontani e passatisti ma suonati con tecniche moderne, si vede pure che non sono sprovveduti, che ne sanno e hanno amore per quello che fanno, eppure restano tipi alla mano. Insomma, un gruppo della madonna senza la minima traccia di puzza sotto al naso e fighetteria: per piacere, ordinate loro dei test del dna per verificarne l'italianità in primis e la bolognesità in secundis. Voi intanto fate sosta fissa sul loro myspace, ammirate quali razza di nomi d'arte si sono inventati e mentre mandate in rotazione le cinque tracce presenti non v'azzardate a tenere il piedino fermo.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 19:07 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 06 aprile 2008

how the snai was won

Catania-Napoli 1 (2.35)
Parma-Lazio 1X (1.28)
Siena-Udinese 1X (1.36)
Torino-Empoli 2 (5.00)
Veroli-Caserta 2 (4,5 di handicap per Caserta, 1.80)
Livorno-Sassari 1 (testa a testa secco, 1.80)
Teorica vincita: 223,39 euro

Certe volte è strano, eh. Ti prendi una pausa da una cosa e poi quando decidi di tornare da lei va tutto a meraviglia, senza intoppi e cose che ti fan smadonnare, va tutto liscio come la guancia di un neonato. Non voglio fare come quei soliti noiosissimi grafomani alla Baricco che vedono delle Metafore Della Vita in ogni infinitesimale avvenimento, però insomma.

Uno di questi giorni vado ad incassare. In tre anni quassù è la quinta volta che frego 'sti bastardi, ma tra questo e quell'altro motivo - compresa la diserzione recente, poi ora abito più lontano - era da un bel pezzo che non mi attaccavo agli aggiornamenti della tarda domenica con la speranza di farci su qualche soldo. E come sempre c'è il rammarico, per quella quota in più che avevi addocchiato e che poi per non peccare di ingordigia presso la dea bendata. Tipo che la vittoria della Samp al ritorno di Antò contro un Livorno di rara tristezza era data a un discreto 1.50, in pratica avrei sfondato agile il muro dei 300. Ma sticazzi, mi sa che quando andrò mi metterò un passamontagna.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 23:25 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 25 marzo 2008

la convulsione

La novità più succosa portata dalle liete giornate pasquali è senza alcun dubbio la conversione di Magdi Allam alla religione cattolica, con tanto di cambio di identità in Magdi Cristiano Allam. Wow, basta così poco per avere un nome fico? Una bagnata al capo e via? Magdi Cristiano, non sembra anche a voi il nome di un bambolotto? “Mamme e papà, ecco il regalo che le vostre bambine desiderano per Natale. E' Magdi Cristiano, il bambolotto che piange, firma appelli di cielle e sbava (insieme), stringe il rosario, predica e fa la pipì (insieme). Magdi Cristiano, a 45 euro spese di spedizione e balle sulla guerra in Iraq comprese. Attenzione, tenere lontano dalla portata dei bambini quando si surriscalda”. Quello del fustigatore di oscuri imam vicedirettore speciale del Corriere della sera è un percorso sofferto e per nulla strumentalizzato, una decisione privata che appartiene alla sfera della persona e non a quella pubblica della politica, come testimonia la tempestività della lettera aperta inviata al suo giornale ad acqua santa non ancora evaporata dai capelli. (notate come persino una lettera che dovrebbe avere un registro diverso finisce per risultare i-den-ti-ca ai livorosi e manganellanti appelli di sempre). Questo vale pure per le sacre gerarchie, che alla vigilia della cerimonia del venerdì santo hanno addirittura dato alle stampe un comunicato ufficiale per informare dell'evento. Però, dovrebbe essere una bella esperienza fare il capo addetto stampa del Vaticano: alzi la cornetta e tutti ti danno retta e fanno tutto ciò che dici, è un po' come chiamare una chatline a luci rosse. La cerimonia è stata molto toccante, ad Allam e ai suoi sette nuovi compagni di fede è stata concessa la moltiplicazione dei pesci e dei congiuntivi. Piccolo inconveniente durante l'offertorio, quando il chierichetto ha suonato il sonaglio per tre volte Allam si è alzato in piedi urlando credendo si trattasse dell'allarme anti-terroristi. E' incredibile, comunque, la quantità recente di conversioni più o meno tacite di vari opinionisti nazionali. Ma perché prima no e adesso sì, visto che in fondo Wojtyla diceva le stesse cose di Ratzy ma con la sola differenza di fare hula-hoop davanti alle telecamere? Scartando a priori la squallida e capziosa ipotesi di una sorta di do-ut-des del tipo “hai la carriera garantita se mi appoggi 'ste iniziative” (naaaaaa, siamo in Italia e c'è di mezzo Giuliano Ferrara, alla luce di ciò vi pare possibile una cosa simile?), bisogna capire cosa è cambiato, perché questa ressa, perché tanti personaggi avidi, bigotti e intolleranti si stringono attorno a un'organizzazione di potere avida, bigotta e intollerante presieduta da un bizzarro nonché avido, bigotto e intollerante tipo che gira in manto bianco. Mmmmh, temo sarà dura capirlo: mi prendo un pomeriggio per pensarci. Aspetta, non sarà mica che fanno tutti 'sta gara perché dopo la dipartita del polacco la nomina di segretario particolare del papa è passata da questo qui a lui (quello a destra, eh)? Aaaaah, ci voleva padre Georg, ci voleva. Un po' come quando una ragazza è nelle mire di quattro tipi allupati che ad ogni giro alzano il livello di zerbinaggio, sì sì. In realtà un motivo c'è, almeno nel caso di Magdi Allam. La chiave - ragionateci bene - è quel Cristiano inserito proprio lì in mezzo. In pratica, si sono accorti che pronunciando la parola “magdiallam” al contrario (non fatelo! non fatelo! non fatelo!) il cielo sarebbe diventato nero, i vulcani avrebbero eruttato lava sulle principali città europee e in prossimità di piazza San Pietro si sarebbe aperto nel terreno un enorme cratere dal quale sarebbero emersi i Beatles cantando Helter Skelter. Per me comunque Allam ha fatto una stronzata. Ma che è, pazzo? Adesso ha perso i suoi privilegi, non potrà più essere invitato da Mentana e da Vespa in qualità di esperto del mondo islamico. Son dei gran soldi, oh. Intanto è già iniziata la caccia al prossimo VIP in odore di conversione. Fonti vaticane fanno il nome di Tom Cruise, che abbandonerebbe Scientology per abbracciare il credo di Roma. Le trattative - mai parola fu più adatta, quasi come "genio" per Antò Cassano - sono più che avviate, nei palazzi romani si fa leva sui punti di contatto e di somiglianza tra la dottrina di Ron Hubbard e quella di Cristo e molti sono ottimisti circa un buon esito della vicenda. Io non sarei così speranzoso, davvero. Voglio capire dove siano 'sti punti di contatto e di somiglianza. Cioè, uno è un culto basato su racconti di fantascienza, totalmente slegato dalla realtà, i cui principali pastori d'anime sono un branco di invasati e i rituali sono deliranti, del quale sono provati e palesi i rischi di plagio delle menti e la brama di denaro da spillare ai fedeli, e l'altro è Scientology. Ditemi voi se sono paragonabili. (questa l'ho copiata, ok) Un'altra cosa che mi è venuta in mente è che magari nella Chiesa vige una specie di turnover, cioè per uno che entra ce ne deve essere uno che esce. Con coraggio mi offro volontario e ho già segnato sull'agenda le tappe da seguire per la pratica dello sbattezzo. Penso convenga a tutti, a me e anche alla Chiesa. Cioè, esco io ed entra Cristiano Allam. Loro non ci perderebbero niente, e anzi ci guadagnerebbero un pene più lungo. Nella lettera aperta che ho sopra linkato, in un significativo passaggio Allam chiarisce di aver abbandonato una religione che predica odio e prevaricazione e che il cattolicesimo gli aggrada in quanto paterno ispiratore di amore verso il prossimo, rispetto reciproco e pace universale. Insegnamenti e sentimenti che ora sta a Magdi Cristiano mettere in pratica nella vita di tutti i giorni in armonia con la sua nuova comunità, ad esempio alla prima occasione buona per dare delle naziste assassine alle donne che abortiscono.




Avendo promesso di non occuparmi di politica durante la campagna elettorale (e questo avvenimento è politica, e questa Pasqua coniugata alla Ratzy è campagna elettorale), essendo il sottoscritto ormai diventato un insopportabile vanesio, non avendo più un cazzo da dire e siccome pare sia una cosa fica, ripropongo un pezzo (l'immagine sul finale annatevela a vedè sul link che nun c'ho voja de copincollà) già apparso su queste coordinate nell'ottobre 2006 ed avente ad oggetto/ispirazione la fresca pecorella del gregge.

prima parte: lavori del cazzo

seconda parte: delusioni del cazzo

unico filo conduttore: un giornalista del cazzo

Esiste ancora, nell’era del correttore grammaticale di Word, la mansione di correttore di bozze? No, perchè quelle due-tre volte che mi è capitato di leggere il Corrierone sono incocciato nei furenti articoli-fondini di Magdi Allam, che prende il palco da imam consumato e si scaglia contro la mollezza dell’occidente flaccido. Stomaci forti.

In tutte queste agghiaccianti occasioni ho pensato all’oscuro omino, sicuramente mal stipendiato e che lavora in uno scantinato umido e putrido di via Solferino (quindi obbligato ogni mattina a prendersi gli sputi in fronte del professor Ichino), costretto a rileggersi più volte le stesse minchiate, gli stessi pareri, gli stessi truffaldini giochini retorici che ormai tutti conoscono e tutti usano, del genere meccanismo ***introduzione di cronaca ---> dito puntato ---> generalizzazione di una categoria ---> esortazione ed appello finale***, un diagramma di flusso talmente ripetitivo che mesi fa fece partorire per reazione quella genialata totale del generatore di articoli di Libero. La stessa sbobba schizzata, ogni volta. Dovrei dire Magdi Allam come Pansa, che da cinque-sei anni scrive lo stesso articolo settimanale, ma non si può. Dico allora come Giorgio Bocca, che però ogni tanto si butta sul bucolico-montanaro. Eppoi ‘sti due hanno all’incirca ottant’anni, ci sta che abbiano reso, Allam viaggia attorno ai cinquanta e con tutta una vita e una carriera dai mille appoggi davanti è già la caricatura di se stesso.

Che, oh, intendiamoci, avere sempre non dico le medesime opinioni (se ho l’opinione che la mia ragazza sia fedele ma poi scopro che a mia insaputa mi trasforma in allegria in un cervo di foresta, sono un cretino se continuo a ritenerla cara) quanto un modo costante di vedere le cose è lodevole. (e non è vero che ce ne sono sempre di meno così, oggigiorno ce n’è sempre meno di gente che si fa un’opinione propria). Ma, perdio, quando si finisce a scartabellare le Ansa per trovare un appiglio all’editoriale del giorno dopo - io me lo vedo Allam davanti al monitor “cazzo, cazzo, cazzo, sgozzatele più in fretta, cazzo. Daje co' 'ste lapidazioni” - e più in generale un qualcosa che faccia funzionare la delirante carrucola della teoria dello scontro di civiltà, siamo di fronte a una tristezza unica. Così unica che non vale nemmeno la pena di nuotare controcorrente in una piscina olimpica di merda ribadendo che l'emigrazione si tratta di un movimento normale nella storia antropologica dell’uomo, curioso animale che da sempre si sposta da un luogo privo di opportunità verso qualcosa che ne offre di maggiori, e che personalmente mi sono ampiamente rotto il cazzo di questa corsa all’incasellamento di qua o di là, all'irregimentamento, che è tutto motore mediatico per rilanciare il potere religioso (religioso, non cattolico o mussulmano) (pillola, Allam è firmatario peraltro primo per gli scherzi dell’ordine alfabetico di questa robina vetero-ciellina) (sì, lo scontro di civiltà. riposizionamenti prezzolati, riposizionamenti prezzolati). Una dicotomia Islam-Cattolicesimo che non solo non tiene conto del fatto che 'sti du' stronzi si sostengono a vicenda, ma che soprattutto è idiota, brutale, irrispettosa, tipicamente televisiva. La tv, quella dove i pigolanti editorialisti prosperano e pontificano salvo poi fare i perseguitati dalla vita. Per arrivare ad Allam, che si autodefinisce isolato dal mondo dell’informazione mentre è il vicedirettore del più importante quotidiano del paese.

Il punto è un altro, e va oltre i massimi sistemi. A me lui fa proprio tristezza. Non solo quel fisico ossuto da signor Burns. La butta spesso sul personale, è un contaballe conclamato, fa promozione pelosa dei propri libri, sembra uno che tiene vicino al frigorifero una lavagnetta sulla quale aggiorna col pennarello nero la lista degli imam da sistemare nei propri elzeviri. Una mentalità tipica delle penne che stazionano nella zona oscura tra giornalismo e servizi segreti. In un paese dove si raccolgono firme a sostegno dell’agente Betulla senz’altro pretendere chiarezza è chiedere troppo, ma sono certo che tra una decina d’anni, quando questa disputa di potere avrà dato i suoi frutti nelle coscienze delle persone e sarà l’ora del “mollare le armi” per passarle a qualche altro think-tank che si occuperà di qualche altra distrazione di massa, il nome dell'allora non più utile Allam verrà fuori da qualche parte. E’ la storia d’Italia, la controstoria, il ritardo perenne dei volenterosi, come i sistemi antidoping che per quanta ricerca scientifica facciano rimangono sempre un giro di pista dietro all'evoluzione delle pratiche dopanti.

Però c’è un’altra cosa nel mio rapporto con Allam. L’ultima, quella che sta sepolta in fondo al cervello, come per ogni atteggiamento c’è una disputa psicologica latente che risale al passato. Mi siedo sul lettino e dico IL motivo principale per il quale ‘sto tizio mi sta sul cazzo. Le assemblee d’istituto post-11 settembre. C’eravate voi in quei giorni, in un mondo scolastico all’epoca-zero (esso stesso un Ground Zero, appunto), irregimentato dal perbenismo e che ispira sempre meno anche le menti più aperte? Io c’ero, sono un sopravvissuto. Sopravvissuto alla pianificazione delle suddette assemblee a tema Twin Towers. Non ce ne fregava un cazzo, ma vacca lurida dopo l'11-9 il momento era di quelli storici e se non ci fossimo messi a discutere e a parlare tra di noi della piramide organizzativa di Al Qaeda tutti ci avrebbero guardato male. Sono sopravvissuto ai rappresentanti d’istituto che dietro due vecchi banchi lignei dipinti di verde scuro scherzavano due secondi dopo e due secondi prima che ci venne detto che saremmo morti tutti in una qualche guerra nucleare ormai imminente, che sicuramente avrebbe coinvolto Favrià quale obiettivo sensibile dei terroristi. Sono sopravvisuto alle Brave/i Ragazze/i Di Sinistra, foulard al collo e stilose montature che anticipavano l’Era Ciccio Graziani, che indecise su chi invitare (e sarebbero certo venuti i grandi calibri della stampa nazionale, in mezzo ai monti dell’Appennino, d’altronde eravamo nella stagione del tartufo e al cospetto di un giro gastronomico non si tira indietro nessuno) (Allam forse sì), dicevo queste assolute ignoranti che rappresentano la sinistra delle pose e non del sangue e della merda, la sinistra dei commerci equosolidali e non dello stato di perenne precarietà, che avevano visto l’egizio in tv (a Porta a Porta, claro, perchè sono ragazze e ragazzi di sinistra) e nel mezzo del dibbbbbattito dissero “Magdi Allam sì, è uno tanto bravo: invitiamoloooooo”. Era un momento in cui tutti quanti non avevamo più sul comodino romanzi di formazione ma saggi sulla storia e l'evoluzione del terrorismo islamico. Il mercato tirava, eppure i toni erano stranamente più bassi rispetto ad oggi. Poi l’attenzione è scemata, magari magari s’è capito che era tutta una truffa e che dietro la maschera di Bin Laden in realtà si cela quel rottinculo di Robin Williams e allora a riappiccare il fuoco sono arrivati puntuali gli incendiari di professione, gli artificieri di Sua Maestà. In quella fase Allam scriveva ancora su Repubblica, ma i germi del suo schifoso revanscismo post-evoliano ricordo che li notai anche nel momento di commozione empatica post-attentato. Però per loro, loro i BRDS, che non si perdevano una tavola rotonda e un appuntamento-con-lo-scrittore Magdi era uno giusto, non so perchè, forse per una sorta di razzismo alla rovescia che si nota anche nei pensatoi giulianferrariani: siccome è uno di loro ne sa a tronchi e conoscerà ogni interstizio della cultura islamica. Wow, che profondità. Sono sopravvissuto ma sono incazzato nero.

“Magdi Allam sì, è uno tanto bravo”. Penso sia stato in quel preciso istante, leggendo il labiale dei e delle BRDS, che ho perso ogni speranza/illusione di fare politica attiva e mi sono buttato nella filosofia della rivoluzione e della lotta armata. Come Allam sono convintissimo di aver ragione, ma a differenza sua mi faccio schifo, più schifo di allora. Magdi Allam, sei una merda per quello che scrivi, ma hai anche contribuito a spezzare il mio ultimo sogno.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 14:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:
domenica, 23 marzo 2008

 

Durerà ancora poco, ma finché dura è una pacchia. Parlo di uno dei residui pregi della navigazione via Internet, l'assenza della privacy. In questo angolo di mondo che sta diventando sempre più una specie di vetrina di se stessi, il nickname diventa uno schermo inutile e anzi dannoso. Riprendiamoci i nostri nomi e cognomi, diamine. E non solo i nostri, ma quelli dei nostri amici, delle persone care, di chi non vediamo da un pezzo e-chissà-che-fine-ha-fatto. Tutte possibili chiavi di ricerca con le quali azionare i logaritmi del Grande Motore. Le generalità delle nostre ex. Io lo faccio spesso.

E allora. Una mattina di qualche settimana fa, fuori dal finestrone della sala i primi bagliori di luce della nuova stagione, stavo sorseggiando lentamente una tazza di buonissimo caffè quando durante una ricerca sono capitato su una cartella stampa, quelle specie di curriculum nelle quali personaggi d'ogni tipo vengono presentati come irrinunciabili nuovi santoni della produzione culturale. Eh, lo sapevo che ******** ***** aveva tutte le carte in regola per farsi apprezzare. Siamo stati insieme quasi un anno, durante il quale le nostre turbolenze umorali si compensavano reciprocamente. Ci siamo lasciati un paio d'anni fa, in tv c'era Cassano ancora con la maglia della Roma. Ci siamo lasciati bene: abbracciandoci, guardandoci in faccia e dicendoci che non avevamo più un solo motivo al mondo per proseguire quella che stava diventando una spiacevole forzatura. Però, sai com'è, mettici che lei concluso il suo ciclo di studi al Dams è andata a vivere in un'altra città, mettici che in fondo siamo due orgogliosi testoni, e dopo qualche telefonata non ci siamo più tenuti in contatto. Non è la classica storia del prendersi una pausa-da-saturazione, non credo. Anche se è vero che il nostro è stato un rapporto molto vissuto e randagio, non come questi qui di adesso che ancora prima delle lingue si scambiano gli account su Myspace.

Insomma, leggo avidamente la cartella stampa che presenta i lavori di ******** *****, sceneggiatrice. All'inizio dice che ha scritto qualcosa per la tv. Vero, ricordo quando la incoraggiavo nonostante quelle commediole sceme tipo fiction che le furono commissionate la rendevano frustata e incerta sul da farsi. Le spostavo i capelli lisci e lunghi, accarezzandole quella sua fronte enorme che le dicevo sempre che dovevamo costruirci un parcheggio condominiale per i nostri scooter, e le dicevo che chi vale e non s'abbatte prima o poi la sua strada la trova, anche spingendo e tirando gomitate. Sono convinto che in quegli scripts, in quel lavoro, nel pensare che il privato faccia render bene anche la tua mansione pubblica, nell'aria generale che comunicano ci sia anche qualcosa di me: penso sia una cosa gratificante, potrei pure commuovermi nel rivedere particolari della nostra storia in quella specifica scena che lei ha scritto e che il capo-sceneggiatore e il regista hanno deciso di inserire nel girato. Perché di lei una cosa va detta: oggi non sono innamorato di lei, forse non lo sono mai stato in quel senso Costruiamo Un Futuro Insieme che ci hanno inculcato da piccoli, ma quando si metteva a scrivere le sue sceneggiature era un incanto, e riusciva ad evidenziare bene molti particolari che nel frenetico ritmo di tutti i giorni restano sfocati se non nascosti.

Poi vado avanti con la lettura e leggo che nell'ultimo anno ha finalmente trovato la sua dimensione (che bello, vedi ******** che avevo ragione?). Ora scrive soggetti per l'industria del porno. La riga dopo ******** prende la parola e dice che l'obiettivo del suo lavoro “è demitizzare il genere porno che con le sue erezioni da record molto spesso appare irraggiungibile esperienza ultraterrena e rischia di parlare ai sogni piuttosto che alla realtà delle persone. Mi piacerebbe varare una specie di neorealismo pornografico, tentando di apportare elementi di novità in un mondo storicamente tacciato di non accettare innovazioni, tentando di portare su schermo quelle piccole ma grandi delusioni e le voglie puntualmente frustrate che nella realtà si verificano con regolarità”. Quello del porno è un ambiente che non pensava potesse affascinarla così tanto e non dispera di mettersi un giorno dietro alla macchina da presa. Fine.

Clic. Le piccole ma grandi delusioni e le voglie puntualmente frustrate che nella realtà si verificano con regolarità. Neorealismo pornografico. Se pure qui c'è qualcosa di me non suona più tanto gratificante. Panico ovunque. Oddio, stavolta l'ho combinata grossa.

Resto fermo davanti al monitor col mento che si allunga come fosse la mappa geografica della Norvegia. Non bevo più caffè, mi alzo per tirar giù la tapparella del finestrone. Sono al buio e sono solo. Sono nudo. Ma poi, scusa, ma abbiamo mai visto un porno insieme? Ma a me non pare, perdio. E allora cosa cazzo vuole da me? Perché lo so, non l'ha mai mandata giù e per farmela pagare adesso s'è reinventata ***Isabella Santacroce con ancora più cazzi***. Per farmela pagare e per farmi sentire in imbarazzo. La stronzona.

Lei è stata la prima persona vicino alla quale mi sia svegliato per più di due mattine consecutive, vacanze e campeggi esclusi. Si può dire che per determinati periodi vivevamo insieme, convivevamo davvero. Quando me lo faceva notare io fingevo di riderle in faccia e con un ghignetto di risposta stampato sulle labbra esili lei tornava a mettere ordine nella sua, nella nostra stanza. Andavamo a fare la spesa insieme, nel primo pomeriggio quando non c'era fila alle casse. Io portavo fino a casa il pacco della marca di acqua minerale che diceva le facesse bene alla pelle. Per il compleanno che arrivò in quell'anno insieme, mi regalò un rarissimo live di Jon Spencer quando ancora suonava nei Pussy Galore che aveva trovato in un negozietto d'usato durante una delle sue sporadiche discese romane alla ricerca di contatti nell'ambito cinematografico. Quando poi venne il suo, di compleanno, io la portai a cena fuori.

Ma cioè, dioboia, ma che davvero non la rendevo soddisfatta? Sono un amante talmente mediocre, tanto che nei manuali di cinema del ventiduesimo secolo verrò citato come quell'anonimo che ha ispirato una delle maggiori ? Ma puttana troia, che troia, che troia! L'ho sostenuta, litigando anche con persone care, ed è questa la moneta di ricambio. Trattato come un appestato da mandare al lazzaretto. Un buono a nulla da rieducare. Io che lo sentivo che tra di noi c'era un bel feeling, che quando le mostravo le mie abilità e i miei giochini i nervi del suo corpo si flettevano gommosi, l'espressione della faccia e le pupille si rilassavano quasi a voler cogliere l'attimo più estremo di piacere, e lo so che per questi particolari non ci sono simulazioni che tengano. Almeno credo.

Non era la classica ragazza adorabile artista tutta fru-fru e testa fra le nuvole. Anzi, la sua era una concretezza che a me piaceva. Aveva un metodo, ecco. Per dire, quando invitavamo qualcuno a mangiare a casa gli chiedeva sempre PRIMA se avesse disturbi alimentari e con le portate ci regolavamo di conseguenza. Oppure, quando andavamo a girare per mercatini riuscivamo spesso a contrattare la merce fino alla cifra che volevamo noi: nella trattativa lei faceva il poliziotto buono, io ero quello cattivo.

Mi sono organizzato. Ho stampato la sua pagina web, con tutti i suoi lavori nel mondo del porno. L'ho appesa sopra al comodino, in camera. Sto girando per videoteche a luci rosse, ad orari improbabili per non dare nell'occhio ma non sapendo che questo è il ragionamento che fan tutti e quindi è inutile, facendo la fila insieme a uomini inquietanti cui mancano solo baffi e doppio mento finto per sembrare la versione unticcia e grassa di una spia o ragazze lesbiche che scelgono il film della serata tenendosi per mano. Qualcosa ho già trovato, altro me lo procurerò cercando nelle miniere del peer-to-peer. Sono arrivato a 'sto punto, a farmi la mia piccola videoteca porno, io che ho sempre preso per il culo quei patetici che appena si mettono insieme a una ragazza la prima cosa che fanno è gettare nel cestino le cartelle di file compromettenti (porno e metal, in genere) nei loro pc. Compromettenti de che, poi? Nel foglio con il materiale da procurarmi mano mano segnerò con una X le pellicole trovate, poi mi tapperò in camera ed inizierò a imbottirmi di questi filmati neorealisti (che patetica arrogante, ma chi si crede di essere?) nella speranza di non rivedere qualcosa di me in ALCUNA scena. Starò steso supino lungo il letto e divorerò pacchetti di patatine all'aceto balsamico prese al Lidl, pronto a segnare con un punto interrogativo le “mie” apparizioni. Pressione alta, panico. Se non altro mi consola il fatto che la maggior parte non sono cortometraggi.

Non ricordo bene il momento esatto in cui la conobbi, chi o quale occasione del destino ci presentò. Ricordo, però, che già ci conoscevamo e io e lei passammo un pomeriggio a fare volantinaggio per una mostra fotografica, insomma quelle cose da studentelli in affannosa cerca del Signor Cinquanta Euro per sfangare il fine settimana. Ci piazzammo sul marciapiede e siccome non passava nessuno decidemmo di metterci vicino a una grata e cercare di sputare tra le sue: una volta per uno, vinceva chi per primo vinceva ad X sputi - un X che prolungammo non so quante volte - finiti nelle fognature e non bloccati sulla ghisa vinceva. Mi pare che vinse lei, forse con la mia complicità forse no. La cosa che mi è rimasta più impressa è che alla fine avevamo ancora centinaia di volantini da spacciare e allora nonostante s'era fatta ora di grande struscio di popolo facemmo il giro dell'isolato e ad uno ad uno gettamo 'sti foglietti appallottolati nei cestini che incontravamo lungo la strada. Quando eravamo insieme e io andavo di tanto in tanto a stare da lei non si poteva dire che vivessimo proprio in centro. Le serate nelle quali uscivamo lei tirava fuori la sua bici dalla cantina e nel buio illuminato da qualche lampione circondato di zanzare tagliavamo la città a metà. Parlavamo tanto, non proprio di tutto. Finita la serata, prima di rincasare ci fermavamo spesso a mangiare un kebab, o meglio lo prendeva lei perché il mio ciclo digerente tollera il kebab solo quando sono fumato o sbronzo. Andavamo al cinema il giovedì sera, quando i film sono già vecchi almeno di sei giorni e non c'è ressa di curiosi e di cinefili all'ingresso.

Io in realtà con lei a letto avevo un problema. Non sopporto di stare con ragazze che non capiscano la mia comicità. Devono ridere, possibilmente con stile e sguaiate il giusto, alle mie battute e civettare che uh-che-genio. E sono di indole talmente generosa nei confronti delle mie partner che diffondo il mio umorismo anche durante il rapporto sessuale. Credo sia giusto che nella confezione siano comprese anche le battute sceme e non-sense. Beh, a lei le situazioni comiche che le proponevo non le piacevano affatto, perlomeno in quel contesto. Diceva che esiste un ambito giusto per ogni cosa e che quello non lo era, e ditemi voi se questa non vi pare una di quelle stronzate che suonano sagge che la gente si mette in bocca per apparire saggia ma senza che nessuno capisca dove stia davvero la saggezza. Piuttosto che ridere mi avrebbe succhiato il cazzo per tre ore di fila, e ciò per me era frustrante. Era, poi, un periodo che stavo mandando in giro sapide mail contenente miei monologhi comici, sai mai. Mi aveva incoraggiato in questa direzione, perché le piacevano molto. Ma lì, no. Nel post-coito, quando lei mi si buttava addosso col braccio destro che immancabilmente andava a sfregarmi i punti neri dietro la schiena, non c'era una volta che non mi dicesse che mi preferiva in versione stand-up comedian piuttosto che you-above-me comedian. Lì per lì mi sembrava sempre una cosa arguta, una specie di omaggio/accettazione a posteriori nei confronti del mio stile. Adesso odio quella frase, porco cristo.

In fondo alla cartella stampa c'è una mail. Non so letteralmente cosa fare, se contattarla o chissà cosa. Sto razionalizzando che mi manca più ora che cerco delle non-conferme che un mese fa. E nel caso, come me la gioco? Quale approccio usare? Potrebbe andar bene se tipo alla seconda o terza conversazione le dico che sento che il nostro cerchio non si è ancora chiuso, e che per farlo dovevamo andare a letto insieme un'ultima, unica volta? ok, dai, proverò a chiamarla domani sera. Alla peggio, fluidi buoni per un'altra sceneggiatura.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 18:39 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, 17 marzo 2008

Piccola premessa: da mesi e mesi e mesi e mesi (erano aaaaaaaanni cit.) non trovate più un resoconto, un rendiconto, una rece come scriverei se fossi un milanese del cazzo, insomma non siete più aggiornati riguardo la mappatura rock di Bologna City. C'è un motivo, essenzialmente che i luoghi deputati (Estragon e Covo, quelli-che-hanno-il-guardaroba) sono in una fase di stanca pazzesca e propongono merda purissima e distillata. Essendo i Luoghi Cittadini Istituzionali per eccellenza diciamo che non è un caso. E ora, qui si potrebbe iniziare un tanto interessante quanto noioso excursus su quanto Bologna sia “””””culturalmente””””” deperita lungo questi saliscendi di cazzo di quattro anni passati qui. Forse il problema è semplicemente che siamo invecchiati noi, noi non più di primissimo pelo, e che ci siamo abbandonati allo scorrere del tempo (mah, eppure i risvegli del sabato e della domenica mattina hanno gli stessi odori/sapori/dolori di ieri, forse anche di più). Nel caso specifico di questi due locali, oltre all'alta deperibilità di questa stagione bolognese, penso c'entri pure la recente concorrenza spietatamente apportata dal baldanzoso Bronson, sito nei dintorni di Ravenna, che sta vampirescamente succhiando giri e risorse al capoluogo di regione. Per dire, il gruppo che prima toccava quali date nel belpaesedistaminchia Milano-Roma-una al Sud-Bologna adesso fa Milano-Roma-se proprio gli piace l'Italia una al Sud-Ravenna. Visto che così a naso Ravenna mi è bastata ed avanzata in gita di primo liceo, con questo giochino ho evitato di cadere in tentazione rispetto a band che non valgono due ore (e x euro) del mio prezioso e disinibito tempo di una serata del weekend, ma mi sono anche perso la mia dose metadonica annuale di Art Brut e degli sproloqui di quel mito definitivo di Eddie Argos. Perdio, io ho bisogno di sentire qualcuno che dice cose a caso in un microfono e delira e si getta in mezzo al pubblico con fare da gigione. Visto che mi hanno privato di Antonio Cassano per un mese, ho bisogno di QUESTE cose, iar en' nau.

E così alla fine, per evitare il Fuorisede Mood dell'Estragon, cioè un programma che si ispira ai dettami del manuale Cencelli per quanto mensilmente puoi trovarci l'immancabile serata death metal, l'immancabile serata dell'anni '80 party, l'immancabile serata italianprovincial-indie cretino e fighetto alla Amari, l'immancabile serata from pujiese con Pizzica/Taranta/Folkettino oppure l'immancabile serata Hip Hop, con decurtazione tremenda delle proposte non dico innovative ma almeno decenti (una deriva che penso sia stata portata alle estreme conseguenze anche dal passaggio dalla vecchia adorabile officina dal tetto basso alla nuova locazione in culo al mondo ma con vista tangenziale) oppure per evitare un Covo che, boh, ci pare fossilizzato su una china Quiet Is The New Loud pulitina (a parte il pavimento che pare sempre ciancicato come una cingomma), senza fuoco e ardore ma in compenso con vagonate di autocompiacimento. Insomma, prima di rendermi conto di non poter riuscire a chiudere il periodo precedente, stavo per dire che alla fine inseguendo questa luce sempre più fioca della Live Muzik sono tornato allo stato di Matricola. Ovverosia, tornando a crederci e a bazzicare con più frequenza occupazioni, centri sociali, buchi sottratti al sottosuolo bolognese, periferie sonore varie, le quali con tutti i loro difetti mi sembrano nettamente più vive e con-qualcosa-da-dire-e-comunicare dei già citati. C'è da tornare a pasturare la base, come dovrebbe fare pure la Sinistra Arcobaleno.

Altra nota: scrivo di due concerti che ho visto una settimana fa, non ho avuto tempo di farlo prima e i ricordi sono svaporati.

.

.

Diciamocelo, Mastella e Dini hanno provocato la caduta del governo Prodi perché sono fan degli Offlaga Disco Pax e, insomma, volevano provare il brivido di veder combaciare l'uscita dell'attesissimo secondo album con l'inizio di una campagna elettorale che sancisce la fine (anzi, la liquidazione definitiva) della sinistra italiana. Anticipo la mia idea: non è un caso che mentre due anni fa una roba come il Caimano coglieva perfettamente il senso di quelle disgraziate elezioni, oggi Bachelite (che aveva tutti i requisiti per diventare espressione di un sentire comune, e forse al di là dei gusti del sottoscritto può ancora esserlo) non riesca ad apparire incisivo, anzi in certi passaggi infastidisce pure. Diverso momento storico, diversa congiuntura politica, diverse aspettative, diversa resa?

Nostalgia per un passato mitizzato oltre il proprio effettivo valore ma decisamente formativo, estremo attaccamento alle ultime spoglie di un'ideologia che da Idea è già passata a Simbolo da Album delle Figurine e quindi contaminato irreversibilmente (someone said Uolter?), la Storia letta da quattro scalzacani che vivono alle estreme (...) propaggini dell'impero sovietico, soprattutto le dosi massicce di (auto)ironia, questi erano gli ingredienti che due anni fa resero adorabile (credo non esista aggettivo più adatto) Socialismo Tascabile (prove tecniche di trasmissione), l'esordio dei tre reggioemiliani di Cavriago.

Ascoltato quella decina di volta, il problema di Bachelite non sta tanto nelle marcette elettroniche che anzi sembrano più elaborate, ma nei testi e nell'aria che si respira. E' pure prodotto in maniera strana, con la voce costantemente bassa e alle volte scarsamente percepibile, ma non prendiamoci per il culo: il cuore degli Offlaga sono i testi e uno li ascolta e sopporta loop di Moog portati all'estremo per la specifica funzione che essi facciano da tappeto sonoro delle vicende narrate con la consueta cadenza emiliana da Max Collini.

Che i testi siano diversi da quelli agrodolci di ST è indubbio. Non nego che potrebbe anche essere un problema mio, di come la vivo io, ma l'upgrade verso una maturità politica più espressa non mi pare riuscito. Prendo ad esempio Ventrale, nel quale si narrano le eroiche gesta del saltatore in alto Vladimir Yashchenko, metafora dell'ultimo nostalgico (dello stile ventrale) in un mondo (sportivo) che andava avanti. Le citazioni di Walesa, dei laburisti, di Javier Sotomayor cosa sarebbero? Tentativo di riportare alla mente la politica internazionale dei blocchi contrapposti? Noi che da bambini figli della falce e del martello tifavamo per tutti quelli oltre la cortina di ferro? Bah, se fatto in una simpatica sciocchezzina come Robespierre è decisamente fico, così suona invece un po' eccessivo, come quelle cose che tiri troppo in là col tempo. Un'altra metafora, stavolta in chiave crostacea, è contenuta in Fermo! ma non attacca e la canzone è davvero brutta e triste come quei luoghi tra l'Umbria e le Marche. Il pezzo più controverso è senza dubbio Sensibile, che ascoltai un po' di tempo fa al TPO rimanendo decisamente colpito. La storia di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, il ragazzo più sensibile che abbia mai conosciuto, è raggelante ora come allora, come raggelante è lo sdoganamento e anzi talvolta pure il revisionismo sulle eroiche gesta del terrorismo nero negli anni 70-80 che c'è in giro, ma la pappardella sul neosensibilismo (con annessa frecciatina risparmiabilissima ai Disciplinatha) suona come una predica da un altare, una lezioncina non richiesta, un prendersi sul serio eccessivo per un gruppo in fondo dal cuore leggero come gli Offlaga. Non che gli ODP debbano essere solo bambinoni mai cresciuti alle prese con i propri giochini citazionisti, eh. Ma così è troppo da concertone-del-primo-maggio, quella parte lì di Sensibile è troppo facile e per nulla arguta. Forzata, come il cameo della vigilessa Morgana di Dove ho messo la Golf? Ohi, just my two cents.

Le vicende umane che più mi piacciono sono quelle di Lungimiranza, anche se questo ammiccare e fare/non fare nomi ha un po' rotto le palle (ieri i Julie's Haircut, oggi Capossela e Ligabue), con quel Il partito non risulta pervenuto che è una chiusura bella tosta e paradigmatica, poi ovviamente la magistrale Cioccolato I.A.C.P. (già proposta nei concerti passati) che dopo Kappler conferma la bontà e la carica quasi neorealista dell'immaginario e del vissuto del Collini infante: forse l'unico pezzo al livello di quelli dell'esordio. Come già in Socialismo Tascabile, la chiusura lascia l'amaro come un Mon Cherì: allora si trattava di un rapporto che finiva tra divisioni e lacerazioni, qui c'è Venti minuti e un dualismo padre/figlio talmente forte da determinare effetti deteriori anche dopo la morte del vecchio. Groppo in gola, davvero. Carina anche l'opening Superchiome, figlia diretta dell'ironia anti-indie di Tono metallico standard che resta il vertice lirico insuperato degli ODP. Ma insomma, niente di che.

Veniamo al live di venerdì scorso. Afflusso davvero notevole anche in un locale così dispersivo, chissà quanto c'entri l'ingresso gratuito e non lo status di culto ormai pienamente (e meritatamente, daje) conseguito. Gli Offlaga Disco Pax tentano di mantenere anche a quattr'occhi il tono più autorevole di Bachelite: ci sono sempre i gadget da tirare al pubblico collocati lì in un angolo, ma stavolta niente Cinnamon e solo lanci di Tatranky. Max a volte sembra sforzarsi di cantare anziché declamare i suoi testi, ha un forte mal di gola ed appare debilitato davvero, addirittura provato durante i brani nei quali maggiore è il suo coinvolgimento emotivo (Venti minuti e Cioccolato I.A.C.P.). La cosa diversa rispetto agli altri concerti visti è che i nuovi brani, seppur già noti alle prime file, non si prestano ad operazioni di “tormentonaggio” come quelli di Socialismo Tascabile: da una parte meglio, non se ne poteva più di vedere volenterosi omini alzare sei dita delle mani durante il finale di Robespierre oppure gridare “la fabbrica” o “ha la faccia come il culo” rigorosamente due secondi buoni prima che lo cantasse Collini. Il top del comico è senza dubbio l'ostentazione dei cd trash anni '80 durante Tatranky. Avvistate molte coppiette, ne avevo una dietro con lui che spiegava ad una lei abbastanza annoiata tutti i passaggi e le citazioni delle canzoni. Mi è mancata Piccola Pietroburgo. Non mi è mancata De Fonseca, ma solo perché visto il momento mi sarei ammazzato in mezzo all'uditorio. Mi è molto molto mancata la fulminante battuta: “laggiù c'è il banchetto con i nostri cd in vendita, chi non li compra sei mesi di rieducazione in Cambogia”.

Insomma, gli Offlaga Disco Pax al di là delle facezie del frontman e di una sezione ritmica che anche dal vivo è apparsa più presente delle altre volte non è una band da palco. Ci si va per affetto e riconoscenza, per fare la bella figura con la compagnia o con la ragazzetta, non per altri motivi. La loro proposta musicale è particolare e difficilmente trasferibile nell'impatto visivo, si sa: richiede un ascolto attento e concentrato e non si nutre di agganci come può essere un assolo, la dialettica tra i componenti del gruppo e il pubblico, un suono d'impatto o le altre caratteristiche che possono rendere un gruppo non tanto convincente su disco ma grande in un concerto. Qui è più il contrario, anzi se non gli stai dietro rischi anche di annoiarti.

.

Per i simpatici tre ceffi visti la serata seguente e che potete ammirare qui sopra in tutta la loro tribalità, questo discorso va declinato in maniera opposta, essendo uno di quei gruppi che nella dimensione del palco letteralmente esplode. E' stata la mia seconda volta al cospetto dei Black Dice e, come quell'altra, l'impressione ricavata è stata fortissima. Un'onda anomala, un treno sbattuto in faccia, in poche parole un'Esperienza. I tre scombinati newyorchesi stanno portando in giro Load Blown, approdo della loro discografia uscito nel 2007 e da queste parti piaciuto decisamente meno dell'essenziale trittico Beaches and Canyons/Creature Comforts/Broken Ear Record.

Comunque, al di là di questo, minchia che roba. Senza pause, senza prendere fiato, senza bis, i Black Dice hanno suonato tutto l'album per un'ora e spicci circa, riuscendo a buttare addosso ai nostri esoscheletri sia un flusso elettronico di prim'ordine che tutti gli estenuanti campionamenti e i rumorini presenti in Load Blown. Loro interpretano la loro missione concertistica così, replicando la tracklist dell'ultimo album che ha visto la luce. Quindi, se siete appassionati dei Black Dice, un gruppo che comunque è riuscito a ritagliarsi un seguito più corposo della semplice nicchia di invasati e che se non ricordo male è distribuito da una major (ubi major minor cessat), e vi piace particolarmente un pezzo contenuto in un vecchio cd sappiate che per quanti concerti riuscirete a vedere non lo ascolterete MAI. E' affascinante 'sta cosa, il messaggio è che devi stare sempre al passo coi tempi. Ma a parte queste stronzate, la cosa davvero pazzesca dei Black Dice versione live è la loro potenza, un'ancestrale fisicità aumentata rispetto all'altra volta per il fatto che rispetto ai suoi predecessori più psichedelici LB trita - soprattutto nella prima parte - suoni virati verso l'industrial (sì, è stata dura). Sono vestiti in maniera semplice, col tipo dai capelli lunghi che è il sosia sputato del pocho Ezechiele Lavezzi, si piazzano davanti ai laptop con alle loro spalle una parata militare di amplificatori che ahimè non ha reso perfetto il godimento neuronale delle immancabili evoluzioni grafiche proiettate a mo' di dissolvenza in fondo alla sala, una roba che se fatta bene in combutta con quello che ti viene addosso e sei costretto ad ascoltare ti fa il cervello. Rispetto a quanto ricordo della suddetta altra volta, mi pare che in quest'occasione maggiore sia stato il lavorio di chitarra e delle pedaliere, per un concerto più nervoso e aspro che non flusso flippato, mentre è stata ancora uno spettacolo nello spettacolo la danza sinistra-destra, da sciamano della giungla che suona jungle, del simil-Lavezzi, il quale si è anche dilettato a lanciare urla neanderthaliane al microfono. Davvero grandiosi.

Ha aperto la serata la polistrumentista islandese Kria Brekkan, della quale nonostante proponesse una versione elfica dell'uh-quanto-sono-Cocorosie-con-questi-strumentini-giocattolo mi sono istantaneamente innamorato. Bellissima quanto inascoltabile e buffa, per metà Black Dice stava a un metro e mezzo da me (in mezzo, il suo ragazzo, che girando su Wikipedia ho in realtà appreso essere il marito nonché un componente degli Animal Collective: argh), poi sono stato inghiottito/ipnotizzato dalla botta elettronica e in quelle condizioni psicofisiche non sono più riuscito a farle gli occhi dolci.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 18:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:
domenica, 09 marzo 2008

Yes, we can.

link

Studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine

Il sesso è bello quando dura poco

Secondo una ricerca il rapporto più appagante è quello che dura al massimo 13 minuti.

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 03:24 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 07 marzo 2008

.

L’estate, per noi che ci rifugiamo nelle valli appenniniche con sporadiche incursioni verso le pozze saline dell’Adriatico, porta sempre con sé un’esigenza, chiamatela pure di evasione. E’ quella del du' salti a Roma, ovverosia qualche giorno da passare sotto er Cupppppolone in un periodo in cui le ragazze girano in sandali, nei palazzi del centro non c’è il consueto odioso viavai di portaborse e la città è generalmente più deserta del solito perché si va ad Ostia o a Fregggggene. Due o tre giorni di Roma, da vivere in maniera piena, così come se fosse una ricarica. Tanto di roba da fare/vedere si trova sempre e tutti abbiamo qualcuno/a a Roma (sì, perché tutte le strade blablablabla..).

Due estati fa, ovvero nel 2006, le giornate romane del sottoscritto coincisero con un concerto non meno che epocale dei Massive Attack, che a me personalmente sbalestrarono tutto l’animo e anche di più. Bellissimo, da togliere il fiato. Questa nuvola, questa Grande Madre Di Tutti I Suoni, ti faceva sentire piccino, insignificante e solo eppure allo stesso tempo era capace di dotarti di una forza incredibile, profonda e quasi primigenia: lo stesso sentimento ambivalente tra il superomismo del reduce e il perché-i-miei-compagni-non-ce-l’hanno-fatta-e-io-sì che provano i sopravvissuti a qualche disgrazia.

La prossima estate i Massive Attack torneranno a suonare dal vivo in Italia, quattro date in cui verosimilmente presenteranno anche i pezzi che andranno a comporre il prossimo Weather Underground (pare che una delle voci sia quella di Tunde Adebimpe dei Tv on the Radio: faccina che sbava), in uscita nel 2008 a cinque anni dal sublime 100th Window. Dal 17 al 20 luglio: Napoli, Roma, Ravenna, Strà.

Hmmm, riproposizione della sperimentata tecnica del du' salti a Roma o tentazione matta di far restare quel live di due anni fa una perla unica?

acida prolusione di vomito verbale di redrhum delle ore 19:16 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 29 febbraio 2008

deve essere andata così

.

A me interessa questa svolta dei fascisti. Entrati nel nuovo millennio, va detto che hanno svoltato proprio completamente. Candidano premier una donna, non scendono più a compromessi, magari decidono di appoggiaree con Israele perchè si sono resi conto che per la storia della vittima che diventa carnefice e blablablabla sono diventati prossimi. Ma questa è pappetta politica che conta relativamente. La vera svolta è estetico-strategica.

Rispetto a quelli di venti o venticinque anni fa, i fasci di oggi mantengono solo gli occhiali da sole a specchio e un atteggiamento somatico meglio noto come Doppiomento di Gasparri. Per il resto, vanno in palestra e vabbè. Fanno la cinghiamattanza, e va alla stragrande. Però, uh, cosa sono questi negri qui? Ambulanti? No, sono fascisti che si ammazzano di lampade. Il vero segno distintivo del Fascista Vero, quello che se ne frega di tutto e tutti e tira dritto per la propria strada. Cioè, se io sono nella mia Giornata Terzomondista Mensile rischio di fermare per strada e donare i miei cinquanta centesimi a un fascio. Ma poi la tintarella per